L'Economia Circolare

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Introduzione

“Economia circolare” è un’espressione che indica un sistema economico capace di non produrre scarti dopo i consumi, per questo può essere definito eco-sostenibile.
I prodotti dell’economia circolare, infatti, non si trasformano in rifiuti perché sono di due tipi: biologici (che vengono reimmessi nei cicli naturali senza alterarli) oppure tecnologici e riciclabili (biologici oppure riciclabili all’infinito).

Cenni storici
Nel 1976 si parla dei vantaggi dell’economia circolare in un rapporto della commissione Europea “The Potential of Substituing Manpower for Energy”.
Tuttavia già nel 1966 Kenneth E. Boulding presentò questo sistema economico in un articolo “The economics of the Caming Spaceship Earth”.

Obiettivi
L’economia circolare nasce per la riduzione dei rifiuti e degli sprechi a livello globale; per l’importanza di garantire ad un maggior e crescente numero di persone l’accesso a beni e servizi di primaria importanza. Per questo motivo l’economia circolare si concentra maggiormente sulla distribuzione di prodotti e servizi durevoli nel tempo anziché beni di consumo a breve termine.

Basi scientifiche e fonti di ispirazione biologiche: il concetto di Biomimesi
L’economia Circolare prende spunto dai sistemi viventi. La “Biomimesi”, infatti, è il processo di imitazione della natura nella fase di progettazione dei costrutti umani. La biomimesi si ispira alla capacità dei sistemi naturali e degli esseri viventi di saper rispondere alle sfide ed alle condizioni estreme dell’ambiente circostante perché nel corso dell’evoluzione sono stati in grado di sviluppare strategie biofisiche adeguate. Ogni sistema naturale elabora le sostanze per poi reimmetterle nel loro ciclo biologico; per questo il sistema di questo modello economico è definito “circolare”, perché è come un cerchio che si chiude perfettamente, dove non vengono espulsi scarti e dove natura, uomo e tecnologia si alimentano a vicenda senza sovrastarsi le une con le altre.

Perché è necessaria
L’economia circolare è la soluzione più intelligente da adottare come nuovo sistema economico perché permette di rispondere alle problematiche più in voga nel nostro periodo storico e in quelli futuri: crisi ambientale (inquinamento), aumento demografico, crescita della domanda di beni/servizi, decrescita incalzante di risorse non rinnovabili (terre fertili, foreste, acque, combustibili fossili, metalli e minerali, fauna e flora). Le aziende con modelli di business sostenibili e circolari sono le uniche in grado di rispondere alle necessità socio-ambientali con resilienza attraverso prodotti e servizi adeguati a risolverli. Inoltre, permettono di ridurre il rischio del rincaro dei prezzi sulle materie prime dovuto allo sfruttamento degli stock di risorse e alla loro scorretta allocazione. Questo ciclo, infatti, comporta enormi esternalità che causano costi legati ai danni ambientali e sanitari, che a loro volta causano crisi economiche alimentando un circolo vizioso.

Economia circolare in Italia
In Italia L’economia circolare è la più affermata e a livello Europeo dopo la Gran Bretagna. Ben il 18,4 % dei prodotti proviene da un’economia circolare, 256,3 tonnellate per ogni milione di euro.
L’Italia è seconda per riciclo industriale (48,5 milioni di rifiuti pericolosi recuperati), ottenendo un risparmio di ben 17 milioni di tonnellate di petrolio ed emissioni per 60 milioni di tonnellate risparmiate.

Vantaggi Europei
Solo in Europa verrebbero risparmiati 600 miliardi di euro grazie all’economia circolare (l’8 % del fatturato annuo). Avremmo una riduzione dal 2 % al 4 % di emissioni inquinanti grazie al riciclo, oltre alla creazione si 500 mila nuovi posti di lavoro.
Ad oggi, dal punto di vista occupazionale all’interno del territorio europeo si contano 5 milioni di posti di lavoro impiegati nelle molteplici branche dell’economia verde, cresciuti rispetto ai “soli” 1,4 milioni di occupati a inizio millennio. In Europa il 60% dei green jobs si collega ad attività di protezione ambientale (prevenire, ridurre o eliminare inquinamenti) mentre il restante 40% è rivolto alla gestione delle risorse naturali, preservandone lo stock e lavorando per evitarne l’esaurimento.

Conclusioni
La perdita del capitale naturale è un danno irreparabile dal punto di vista sociale ed economico, in quanto la loro sempre più scarsa reperibilità aumenta i costi di approvvigionamento e produzione, causando un incremento generale dei prezzi. Nonostante la crisi economica, l’economia verde è cresciuta negli ultimi anni, ha attirato importanti investimenti e ha creato nuova occupazione.
Il 14 gennaio 2020 l’Assemblea del Parlamento Europeo ha approvato il Green New Deal promosso dalla Commissione Europea, presieduta da Ursula Von der Leyen. Si tratta di una manovra politica, sociale ed economica attraverso cui l’Europa punta divenire il primo continente a zero emissioni entro il 2050 e a ridurre del 40% le attuali emissioni entro il 2030. La portata storica di questa manovra sta nel fatto che per la prima volta abbiamo una legge vincolante paneuropea in materia ambientale che permetterà all’Europa di divenire il primo blocco di Paesi a impatto climatico zero.
Per la transizione verso un’economia europea ecosostenibile è stato stanziato un fondo da 1000 miliardi di euro in 10 anni: una somma davvero ingente di denaro che proverrà per la metà dalle casse dell’Unione Europea e per l’altra metà facendo ricorso alla finanza attraverso investitori pubblici e privati.
Questi fondi saranno necessari per decarbonizzare l’intero settore della produzione energetica e industriale in ogni stato dell’Unione e per ristrutturare i settori della mobilità, dell’edilizia, dell’agricoltura e dell’allevamento in chiave sostenibile.


Autore: VEZUA

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